Non c’è pace al Tour de France 2026 sul fronte dei controlli antidoping. Dopo le polemiche per i blitz notturni che hanno visto coinvolti Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard, la International Testing Agency (ITA) ha alzato ulteriormente il tiro mettendo in atto un’operazione su scala globale durante il secondo giorno di riposo della corsa.
Come rivelato in esclusiva da Cycling Weekly, tutti i 166 corridori rimasti in gara sono stati sottoposti a un controllo ematico a sorpresa nella serata di lunedì, tra le 20:00 e le 23:00, all’interno della consueta finestra d’orario consentita dai regolamenti.
La nota dell’ITA: “Target sul Passaporto Biologico”
In un comunicato inviato alla testata britannica, l’agenzia indipendente che gestisce i controlli per conto dell’UCI ha confermato la portata straordinaria del blitz:
«La International Testing Agency conferma che un’operazione completa di test ematici per il Passaporto Biologico (ABP) è stata condotta durante il giorno di riposo del Tour de France. Tutti i corridori del gruppo sono stati inclusi nell’operazione, che rientra nel programma continuo di controlli basato su informazioni d’intelligence e analisi del rischio per questa corsa».
«La raccolta di ulteriori campioni di sangue consente all’ITA di valutare le variazioni nei marcatori ematologici e di rafforzare il monitoraggio longitudinale del profilo individuale di ciascun atleta. Il Passaporto Biologico non mira a individuare direttamente una sostanza, ma monitora variabili biologiche nel tempo per identificare anomalie che potrebbero indicare pratiche di doping».
Non solo Pogačar e Vingegaard: i test notturni antidoping erano già scattati
L’inchiesta di Cycling Weekly rivela un altro dettaglio fondamentale: Pogačar e Vingegaard (svegliati rispettivamente alle 5:00 e alle 2:00 di notte prima della tappa di Solaison) non sono stati i soli. Almeno un altro corridore era già stato sottoposto a un controllo alle 5:00 del mattino durante la prima settimana di gara, e gli ispettori dell’ITA hanno finora fatto visita in piena notte a corridori appartenenti ad almeno cinque squadre diverse.
Per poter effettuare blitz tra le 23:00 e le 6:00, l’ITA ha dovuto dimostrare a un giudice francese l’esistenza di “elementi di sospetto concreti”: tra questi rientrano anomalie nei valori del Passaporto Biologico, impennate improvvise nelle prestazioni o segnalazioni circostanziate.
Guerra al micro-dossaggio
Nonostante le dure critiche arrivate dall’associazione dei corridori (CPA) e dallo stesso Pogačar, l’ITA difende la linea della tolleranza zero. L’obiettivo dichiarato è rompere la prevedibilità dei test per arginare la piaga del micro-dossaggio (l’assunzione di sostanze vietate in dosi piccolissime, smaltibili in pochissime ore).
Già lo scorso aprile, il Direttore Generale dell’ITA, Benjamin Cohen, aveva preannunciato questo cambio di passo: «Sulla base delle nostre informazioni, c’è un problema reale legato al micro-dossaggio. Serve flessibilità per testare in qualsiasi momento in presenza di sospetti precisi». Una strategia spietata che sta rendendo il Tour 2026 uno dei più controllati e blindati della storia recente.









