“Quando andavo in bici mi lanciavano le pietre, ora sono al Giro”. La storia di Fariba Hashimi, dall’Afghanistan al Giro Women

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Il ciclismo, a volte, smette di essere un semplice sport e si trasforma in un manifesto di libertà, di rivalsa e di vita. Nella seconda tappa del Giro d’Italia Women, tra le atlete che hanno animato la gigantesca fuga della prima ora, c’era una maglia speciale: quella della Vini Fantini – BePink indossata da Fariba Hashimi.

Campionessa nazionale dell’Afghanistan, Fariba ieri ha pedalato per chilometri davanti al gruppo, accarezzando il sogno del traguardo di Caorle prima che il plotone della Maglia Rosa tornasse a viaggiare a velocità folle. Ma la vera vittoria, la venticinquenne afghana, l’aveva già ottenuta semplicemente agganciando il numero di gara alla schiena. In serata, attraverso i propri canali social, l’atleta ha pubblicato un messaggio di una potenza straordinaria, capace di commuovere l’intero mondo del ciclismo.

Dalle pietre di Kabul al traguardo del Giro

Nel suo post, Fariba Hashimi ha voluto ricordare da dove è partita la sua lunghissima ed estenuante pedalata verso il professionismo in Europa, un percorso fatto di divieti assoluti, violenza e sogni calpestati dal regime:

“Oggi un sogno che un tempo credevo impossibile è diventato realtà. Vengo dall’Afghanistan, un luogo dove, per molte donne, il solo sognare può sembrare proibito. Quando andavo in bicicletta, la gente mi lanciava le pietre. Mi urlavano che ero una donna, che non mi era permesso correre, non mi era permesso sognare, non mi era permesso imparare. Ma ogni parola d’odio mi ha resa più forte”.

Un’infanzia e un’adolescenza blindate dalle restrizioni, superate solo grazie alla forza d’animo e al sostegno incrollabile della propria cerchia più stretta, prima di trovare rifugio e un contratto sportivo in Italia:

“Oggi sono qui, al Giro d’Italia. Porto con me ogni lotta, ogni sacrificio e ogni singola donna che ancora combatte per la propria libertà e per i propri desideri. Sono profondamente grata alla mia famiglia – a mia madre, mio padre e mia sorella – che non ha mai smesso di credere in me. E a tutti coloro che mi hanno sostenuta lungo il cammino: grazie per avermi dato coraggio quando ne avevo più bisogno”.

Pedalare per tutte

L’atleta della Vini Fantini – BePink, che oggi sta affrontando le insidie della terza tappa verso Buja, ha voluto dedicare la sua storica partecipazione alla Corsa Rosa a chi, nel suo Paese d’origine, oggi non ha nemmeno il diritto di salire su una sella:

“Il mio obiettivo adesso è semplice: godermi ogni momento, abbracciare questo viaggio e dare il massimo in ogni opportunità che la vita mi offre. Non corro solo per me stessa, ma per ogni ragazza che osa ancora sognare. Insieme, ci rialzeremo. Un ringraziamento speciale va alla mia squadra per aver creduto in me, avermi supportata e per essere stata al mio fianco in questo viaggio incredibile. Questo traguardo è nostro, insieme”.

La favola di Fariba Hashimi è il promemoria più bello di cosa rappresenti la Corsa Rosa: una terra di sogni dove anche chi è scappato dalle pietre e dalla guerra può diventare, per un giorno, la stella più luminosa del gruppo.

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