Il fantasma del doping torna ad allungare la sua ombra sul ciclismo amatoriale italiano, e questa volta lo fa con un caso clamoroso che rischia di scrivere la parola “fine” sulla storia sportiva di un ex atleta di primissimo livello. Come riportato dal sito della Nado, il quarantatreenne ciclista amatoriale siciliano Enrico Di Martino, meglio noto nel gruppo con il soprannome di “Dima”, è stato sospeso in via cautelare dal Tribunale Nazionale Antidoping (TNA).
L’annuncio, ufficializzato da NADO Italia, è arrivato come una mazzata: l’accusa per Di Martino è quella di aver violato l’articolo 2.3 del Codice Sportivo Antidoping. In parole povere, non si tratta di una positività a una sostanza, ma del rifiuto, omissione o elusione di sottoporsi a un controllo antidoping obbligatorio. Una vera e propria “fuga dal test” che per i regolamenti equivale a una pesantissima ammissione di colpa.
Il precedente: la positività all’EPO nel 2015
Per Di Martino si tratta del secondo, drammatico capitolo a confronto con le autorità antidoping. Gli appassionati delle Granfondo ricordano bene quanto accaduto ormai dieci anni fa: dopo aver trionfato alla Granfondo Città di Scicli nel 2015, il corridore siciliano fu trovato positivo all’EPO ricombinante.
Quel controllo portò a una pesantissima squalifica di quattro anni, scontata dal settembre 2016 al luglio 2020. Un precedente che oggi pesa come un macigno.
Dal duello con Pozzato e Cunego al baratro della squalifica a vita
La storia di Enrico Di Martino porta con sé una forte dose di rimpianto sportivo. Cresciuto nel prestigioso vivaio del club Fausto Coppi di Ragusa, alla fine degli anni ’90 era considerato uno dei talenti juniores più cristallini e promettenti dell’intera Sicilia. Dotato di uno spunto veloce fulmineo, nelle categorie giovanili era stato capace di mettersi alle spalle in volata futuri campioni del professionismo WorldTour del calibro di Filippo Pozzato e Damiano Cunego.
Una potenziale carriera nel professionismo che tuttavia si interruppe bruscamente, e lo spinse a rimanere così nel circuito amatoriale, dove è sempre rimasto un volto noto e vincente.
Cosa rischia adesso: il codice WADA è severissimo
Al momento, come da prassi per le notifiche di NADO Italia, Di Martino è sospeso in via cautelare e vige nei suoi confronti la presunzione di innocenza fino a quando non verrà celebrata l’udienza formale davanti al TNA. Durante questo periodo di stop forzato, gli è vietata la partecipazione a qualsiasi tipo di competizione o attività sportiva ufficiale.
Tuttavia, le prospettive regolamentari sono nerissime. Secondo il codice della WADA (l’Agenzia Mondiale Antidoping), la recidività in una violazione antidoping prevede sanzioni raddoppiate o drastiche: a seconda della gravità e della valutazione del rifiuto del controllo, Di Martino rischia una squalifica che va da un minimo di 8 anni fino alla radiazione e alla squalifica a vita dal mondo dello sport.










