Tour 2026, Jonas Vingegaard salvo per miracolo a Pau: “Un cambio bici nel caos”

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La tappa di Pau doveva essere una semplice giornata di transizione per gli uomini di classifica. Un obiettivo chiaro: arrivare alla zona dei 5 km senza problemi, dove il tempo viene congelato e ogni rischio si azzera. Ma il Tour, come sempre, ha deciso diversamente.

A poco più di cinque chilometri dalla fine, mentre il gruppo si preparava alla volata, la corsa è esplosa: una caduta violenta, il peloton spezzato, corridori ovunque. In mezzo al caos, Jonas Vingegaard ha vissuto uno dei momenti più critici del suo Tour 2026.

Il problema: una bici da cambiare nel punto peggiore

Il danese, due volte vincitore del Tour, si è ritrovato improvvisamente con un problema meccanico. La bici non rispondeva più come doveva. E in quel punto, a pochi metri dalla zona di sicurezza, ogni secondo perso poteva trasformarsi in un disastro.

La scena è stata fulminea: Vingegaard rallenta, guarda la bici, capisce che non può continuare così. E lì, nel caos totale, arriva Victor Campenaerts, l’uomo che gli ha salvato la giornata. “Jonas doveva cambiare bici e ha preso quella di Victor. Con quella è arrivato al traguardo”, ha spiegato Marc Reef, Head of Racing di Visma | Lease a Bike.

Un gesto da gregario vero, da uomo squadra, da corridore che capisce il peso di ogni secondo.

La corsa esplode, Pogacar davanti, Jonas Vingegaard dietro

La caduta ha creato una situazione surreale: Pogačar davanti, lanciato verso la volata del gruppo; Vingegaard dietro, in pieno inseguimento, con una bici non sua, nel caos di corridori sparsi ovunque.

Lo sloveno ha tagliato il traguardo con 14 secondi di vantaggio sul danese. Un distacco che, in condizioni normali, sarebbe stato pesante.

Ma il regolamento del Tour ha salvato Vingegaard: perché per creare un distacco reale servono tre secondi di gap netto, senza corridori in mezzo. E oggi, tra Pogacar e Vingegaard, c’erano ciclisti ovunque. “C’erano corridori in ogni spazio, non si potevano creare buchi da tre secondi”, ha spiegato Reef. “Tra Pogacar e Jonas c’erano una decina di secondi, sì, ma con gente in mezzo. Quindi tutti hanno lo stesso tempo.

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