VOIRON – I controlli antidoping eseguiti al Tour de France 2026 — in particolare i blitz notturni tra le 23:00 e le 6:00 che hanno riguardato Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard — continuano a far discutere il mondo del ciclismo. A fare il punto completo della situazione è il quotidiano francese L’Équipe, che con un approfondimento a firma di Luc Herinckx spiega le ragioni legali e le tempistiche di questa gigantesca operazione condotta dalla International Testing Agency (ITA).
Nessuna conferma ufficiale: “Verdetto solo per deduzione”
Come sottolinea L’Équipe, per ragioni di riservatezza e per tutelare l’indipendenza delle procedure, l’ITA non rivelerà l’identità dei corridori sottoposti a controllo né comunicherà gli esiti dei test, a meno che non emerga una positività.
Di conseguenza, gli appassionati e gli addetti ai lavori potranno considerare “negativi per deduzione” i controlli svolti in questi giorni soltanto tra qualche settimana: se nessun atleta verrà sospeso nelle prossime settimane, vorrà dire che i campioni analizzati saranno risultati tutti regolari. In modo particolare, le prime positività potrebbero uscire fuori la settimana seguente la fine del Tour de France 2026, visto che ci vogliono circa 15 giorni affinchè venga riscontrata la positività e comunicata al diretto interessato.
La legge del 2015 e i “sospetti circostanziati”
Il quotidiano transalpino fa chiarezza anche sulla cornice giuridica che ha permesso i test tra le 23:00 e le 6:00 del mattino. Sebbene l’ITA sia operativa dal 2018, la possibilità di svolgere controlli in piena notte si fonda su un’ordinanza della legge francese risalente al 2015.
Per poter effettuare blitz fuori dalla consueta finestra oraria (6:00 – 23:00), l’ITA deve fornire al giudice motivazioni stringenti e “sospetti circostanziati”:
- Un’improvvisa o anomala impennata delle prestazioni fisiche.
- Variazioni sospette nei valori del Passaporto Biologico.
- Segnalazioni e soffiate da parte di testimoni.
Antidoping, non solo Pogačar: raffica di controlli per quasi metà gruppo
L’Équipe conferma che la morsa dei controlli è diventata asfissiante e non riguarda solo i primi della classe. Oltre ai test notturni su Pogačar e Vingegaard, nella serata del giorno di riposo sono stati effettuati controlli attorno alle 22:00 sulla Red Bull – BORA – hansgrohe di Remco Evenepoel e verso le 20:00 sulla Decathlon-CMA CGM del giovane Paul Seixas.
Successivamente, gli ispettori dell’ITA hanno visitato anche i quartieri generali di numerose altre formazioni: Picnic-PostNL, Bahrain Victorious, Jayco AlUla, Groupama-FDJ, Alpecin-Premier Tech e Cofidis. In alcuni casi è stata testata l’intera rosa di otto corridori, in altri soltanto una parte della squadra.
Come funzionano le analisi: i campioni inviati in vari laboratori
I campioni di sangue e urina prelevati sia di notte che al termine delle tappe non vengono analizzati in un unico centro: vengono spediti in diversi laboratori specializzati in tutta Europa per garantire l’imparzialità.
Il processo d’esame richiede mediamente una settimana. In caso di primo esito positivo, scatta immediatamente un’ulteriore analisi di conferma; qualora venisse confermata la presenza di sostanze proibite, l’ITA procederà con la sanzione pubblica e la sospensione.
Infine, L’Équipe ricorda una norma fondamentale del Codice Mondiale Antidoping: i campioni prelevati in questo Tour de France potranno essere conservati e rianalizzati fino a 10 anni di distanza, garantendo che le analisi effettuate oggi mantengano la propria validità giuridica anche in futuro.








