Chi rompe paga e i cocci sono i suoi, dice un vecchio adagio. Ma non è proprio così. Dopo quanto accaduto ieri al Giro di Romandia femminile, con cinque squadre mandate a casa in quanto non hanno posizionato il dispositivo GPS imposto dall’Unione Ciclistica Internazionale, è giusto fare una riflessione sui danni economici sia effettivi che possibili. In particolare, quello che non è piaciuto ai team che sono andati a casa è stata l’assenza di un’assicurazione sui dispositivi GPS.
Riepiloghiamo la situazione a beneficio di chi, nel giorno di ferragosto, era giustamente in vacanza. Alla vigilia del Giro di Romandia femminile 2025, l’UCI ha deciso di sperimentare un sistema di tracciamento GPS delle atlete. La sperimentazione è nata per garantire la sicurezza dei corridori, in particolare dopo la morte di Muriel Furrer allo scorso mondiale di ciclismo su strada, nella categoria Juniores femminile. L’assenza di radioline non aveva infatti permesso di capire subito quale fosse la sua situazione e se fosse stata localizzata subito forse si sarebbe potuta salvare.
La situazione
L’UCI ha quindi deciso di continuare con il no alle radioline e di dire sì a un dispositivo GPS da inserire sulle bici. Dopo un primo esperimento, il Romandia femminile sembrava essere la corsa perfetta per testare questi dispositivi acquistati dalla federazione mondiale, ma cinque squadre sono state rimandate a casa dopo aver sollevato dei dubbi leciti sull’utilizzo di questi dispositivi che hanno un prezzo decisamente elevato.
In particolare, i team hanno posto l’accento sull’assicurazione che dovrebbe coprire i dispositivi. La tempistica è stata la seguente: l’8 agosto l’UCI ha comunicato ai team che ci sarebbe stata la sperimentazione; il 12 agosto le squadre hanno risposto sollevando delle perplessità , in particolare riguardo l’uso dei dati raccolti dai dispositivi e la scelta della ciclista che avrebbe dovuto portare il dispositivo stesso, perchè la scelta non è stata presa dall’UCI ma è stata lasciata a discrezione delle squadre. Quindi, su che base scegliere una ciclista piuttosto che un’altra?
L’assicurazione che manca: chi paga i danni?
Stabilito questo, c’è un altro problema, quello delle assicurazioni. Nel ciclismo maschile, da molti anni, Velon installa delle videocamere e dei tracker di rilevamento dei dati: tutti questi dispositivi sono assicurati, perchè sappiamo tutti che in gara si può cadere o ci possono essere incidenti. Ieri, invece, l’UCI ha chiesto ai meccanici dei team di installare il GPS non assicurato. Di conseguenza, se fosse caduto a terra o se fosse stato montato male da un meccanico, chi avrebbe pagato i danni di un oggetto dal costo non indifferente? Ieri c’era la cronoscalata, ma anche in salita può capitare di cadere. E non solo: oggi e domani ci sono due tappe in linea. La domanda è sempre la stessa: se il dispositivo dovesse rompersi, chi paga? E se dovesse staccarsi in corsa e causare l’incidente di un’altra ciclista, chi paga anche quel danno se il sistema non è assicurato?
GPS al Giro di Romandia 2025, negato il diritto al lavoro
Insomma, sembra davvero che l’UCI, per garantire la sicurezza delle ragazze, abbia in realtà tralasciato dei dettagli davvero molto, troppo importanti. E un’altra grana potrebbe arrivare presto: squalificando i team, l’UCI ha impedito il diritto al lavoro delle atlete, che sono sotto contratto come vere lavoratrici. Le squadre potrebbero quindi coalizzarsi e fare causa alla federazione mondiale, chiedendo anche i danni per non aver potuto svolgere una corsa così importante in calendario.






