CAMERINO – Wout van Aert è stato uno dei protagonisti più attivi della durissima sesta tappa della Tirreno‑Adriatico 2026, una giornata che ha messo alla prova tutti i big della classifica generale. Il corridore della Visma | Lease a Bike ha lavorato a lungo nelle prime posizioni del gruppo, con l’obiettivo di sostenere Matteo Jorgenson nella lotta alla maglia azzurra. Alla fine, però, è stato ancora una volta Isaac Del Toro a fare la differenza sull’ascesa finale verso Camerino.
“È stata un’altra tappa molto dura, ma oggi mi sentivo decisamente meglio rispetto a ieri”, ha dichiarato Van Aert ai microfoni di Sporza.
“Abbiamo provato a isolare Del Toro, ma la salita era troppo dura”
Van Aert ha contribuito in prima persona a rendere selettiva la corsa, tirando forte nelle fasi centrali per ridurre il gruppo dei favoriti. La Visma sperava di mettere in difficoltà Del Toro e creare lo scenario ideale per Jorgenson, ma il leader della UAE Team Emirates – XRG ha risposto con grande solidità.
“Abbiamo giocato le nostre carte”, ha spiegato Van Aert. “Matteo ha dato tutto, ma gli è mancato qualcosa negli ultimi chilometri. L’idea era quella di isolare Del Toro, e per un tratto ci siamo riusciti. Ma l’ultima salita era talmente impegnativa che si è trasformata in un confronto uomo contro uomo. Tatticamente c’era poco da fare”.
Van Aert: “Forse dovevo anticipare, ma sarebbe costato energie”
Prima dell’ascesa finale, Van Aert aveva provato a portarsi davanti, con l’intenzione di dare supporto al compagno di squadra più avanti nella salita. Il suo tentativo, però, è stato neutralizzato rapidamente.
“Ho cercato di superare il primo tratto ripido e poi dare una mano nel segmento più pedalabile”, ha raccontato. “Forse avrei dovuto attaccare un po’ prima, ma sarebbe stato comunque dispendioso. Quando i migliori mi hanno superato, ho solo pensato a salire al mio ritmo”.
“Questi sforzi non li riproduci in allenamento”
Nonostante la fatica, Van Aert ha tratto indicazioni positive dalla giornata, soprattutto in vista degli appuntamenti primaverili.
“È impossibile simulare in allenamento un’intensità del genere”, ha sottolineato. “In corsa il ritmo lo fa qualcun altro, devi rispondere agli scatti, devi adattarti. È un cliché, ma è la verità. In queste tappe ho avuto modo di fare il mio lavoro e sono anche andato vicino alla vittoria. Le sensazioni sono buone”.










