L’ultima tappa della Tirreno‑Adriatico 2026 continua a far discutere, e questa volta al centro delle polemiche c’è Mathieu van der Poel. A puntare il dito contro il campione olandese è Chris Horner, vincitore della Vuelta 2013 e oggi analista molto seguito negli Stati Uniti. Le sue parole, come spesso accade, non sono andate per il sottile.
Il caso Ripatransone: l’attacco che ha staccato… Philipsen
Il momento incriminato è la salita di Ripatransone, dove prima i gregari dell’Alpecin‑Premier Tech e poi lo stesso Van der Poel hanno imposto un ritmo altissimo. Una scelta che ha avuto un effetto paradossale: il primo velocista a saltare è stato proprio Jasper Philipsen, il capitano designato per lo sprint.
Per Horner, un errore tattico clamoroso.
«Il miglior velocista del mondo viene staccato dal suo stesso compagno di squadra. È una cosa assurda.»
Horner: “Mathieu, cosa stai facendo? Sembra un allenamento per la Sanremo”
L’ex corridore americano non ha usato mezzi termini:
«Quando vedo questo penso: Van der Poel, stai davvero facendo quello che penso? Nel momento in cui l’ultimo compagno si stacca, lui continua a tirare a tutta. Philipsen deve essersi chiesto cosa stesse succedendo.»
Secondo Horner, l’olandese avrebbe trasformato la tappa in un test personale in vista della Milano‑Sanremo, ignorando completamente la logica di squadra.
«Per me è chiaro che Van der Poel voleva solo fare un buon allenamento. Ma a livello tattico è ridicolo. Una sciocchezza allo stato puro.»
Una critica che riapre un vecchio dibattito
Le parole di Horner riaccendono un tema ricorrente: Van der Poel è talmente forte da correre spesso “per conto suo”?
L’olandese ha costruito la sua leggenda proprio grazie a scelte aggressive e imprevedibili, ma quando in squadra hai il miglior sprinter del mondo, la gestione delle energie diventa cruciale.
La domanda resta aperta: errore tattico o semplice interpretazione personale della corsa?










