Addio a Carmine Castellano: il direttore che portò il Giro d’Italia nella modernità

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Il ciclismo italiano perde una delle sue figure più influenti. È scomparso a 89 anni Carmine “Elo” Castellano, storico direttore del Giro d’Italia e protagonista assoluto dell’evoluzione della corsa rosa tra gli anni Ottanta e Duemila. Patron dal 1993 al 2005, Castellano è stato l’uomo che ha traghettato il Giro nell’era contemporanea, introducendo salite e idee che oggi sono parte dell’identità stessa della corsa.

L’erede di Torriani

Nato a Sant’Agnello di Sorrento il 7 marzo 1937, avvocato e grande appassionato di ciclismo, Castellano entrò nell’organizzazione del Giro nel 1974 come responsabile tecnico di tappa. Da lì iniziò un rapporto strettissimo con Vincenzo Torriani, il direttore che aveva guidato la corsa dal dopoguerra. Castellano ne divenne il collaboratore di fiducia, soprattutto per le tappe del Sud Italia.

Già dal 1989, a causa delle condizioni di salute di Torriani, fu lui a prendere in mano la progettazione del percorso. Nel 1993 divenne ufficialmente direttore unico del Giro d’Italia, ruolo che avrebbe mantenuto fino al 2005.

Le sue montagne: Mortirolo, Finestre, Zoncolan

Castellano ha lasciato un’impronta indelebile sul Giro grazie a scelte tecniche che hanno cambiato la storia della corsa.

  • Il Mortirolo: introdotto nel 1990, divenne leggenda nel 1994 con l’impresa di Marco Pantani.
  • Il Colle delle Finestre: inserito nel 2005, con gli ultimi chilometri sterrati e un pubblico immenso sulle rampe.
  • Il Monte Zoncolan: scoperto nel 2003, oggi considerato una delle salite più dure d’Europa.

Tre intuizioni che hanno ridefinito il concetto di “tappa di montagna” al Giro.

Il rapporto con la Gazzetta e la partenza da Atene

Elegante, sempre pacato, Castellano aveva un legame speciale con Candido Cannavò, storico direttore della Gazzetta dello Sport. Da questa sintonia nacque uno dei momenti più iconici della sua gestione: la partenza del Giro 1996 da Atene, per celebrare i 100 anni della Gazzetta e dell’Olimpiade moderna.

Nel 2015 pubblicò il libro “Tutto il rosa della mia vita”, una sorta di testamento sportivo e umano.

Gli anni d’oro del ciclismo italiano

Sotto la sua direzione, il Giro visse una delle sue epoche più ricche:

  • Gianni Bugno e Claudio Chiappucci
  • Moreno Argentin e Maurizio Fondriest
  • Mario Cipollini
  • Paolo Bettini
  • Miguel Indurain, protagonista nel 1992 e 1993
  • E soprattutto Marco Pantani, amatissimo da Castellano

Il rapporto con il Pirata fu intenso e profondo, ma segnato dalla ferita mai rimarginata del 1999, quando Pantani fu escluso dalla corsa in maglia rosa a Madonna di Campiglio.

Regole, rispetto e fermezza

Castellano era noto per la sua integrità. Emblematico l’episodio della Tirreno-Adriatico 1998, quando il gruppo arrivò fuori tempo massimo per protesta: Castellano decise di applicare il regolamento alla lettera, escludendo 125 corridori e lasciandone in gara solo 47.

Per lui, il rispetto delle regole era un valore non negoziabile.

Un’eredità che vive ancora

Carmine Castellano ha trasformato il Giro d’Italia:

  • lo ha reso più moderno
  • più internazionale
  • più spettacolare
  • più vicino al pubblico

Le sue montagne, le sue idee e la sua visione continuano a vivere ogni anno, quando la corsa rosa torna sulle strade d’Italia.

Un direttore, un innovatore, un uomo che ha amato profondamente il ciclismo.

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