La Grande Partenza del Giro d’Italia 2026 in Bulgaria, a Nessebar, è una bella immagine per RCS e per la corsa rosa. Ma per i team, questa scelta significa soprattutto costi extra, trasferte complicate e logistica da incubo. Con oltre 1.500 chilometri che separano la Bulgaria dal confine italiano, le squadre hanno dovuto affrontare una delle partenze più impegnative degli ultimi anni.
Non è la prima volta che il Giro parte al di fuori dall’Italia: dal 1973 a oggi, la corsa è partita da Belgio, Paesi Bassi, Irlanda del Nord, Israele. Ma, per distanza e complessità, questa è una delle trasferte più difficili di sempre, terza solo a Belfast 2014 e Gerusalemme 2018.
Una trasferta lunga e complicata
A spiegare la situazione è Bart Wellens, direttore sportivo della Lotto–Intermarché, che racconta, ai microfoni della stampa olandese, quanto sia stato difficile portare mezzi e materiali fino a Nessebar. “La trasferta non è stata affatto semplice. È stata un’enorme puzzle logistico.”
La via più breve dall’Europa occidentale passa per la Serbia, ma il Paese non fa parte dell’Unione Europea. Risultato: i team hanno dovuto aggirare completamente il territorio serbo, allungando il viaggio di almeno 400 chilometri e attraversando Ungheria e Romania, dove i lavori stradali hanno creato ulteriori ritardi. “I mezzi hanno trovato traffico ovunque. Non sai mai cosa aspettarti quando attraversi certi Paesi. Siamo sempre sollevati quando tutto arriva a destinazione.”
Alcuni camion sono partiti con giorni di anticipo per evitare imprevisti.
Personale raddoppiato e mezzi duplicati
La partenza all’estero comporta anche un altro problema: non tutto può essere trasferito in Italia durante la prima giornata di riposo.
Per questo molte squadre hanno dovuto lavorare con due gruppi di staff separati:
- uno operativo in Bulgaria
- uno già pronto in Italia per il prosieguo della corsa
Le squadre più ricche possono permettersi di duplicare tutto. Le altre, come la Lotto–Intermarché, hanno scelto di partire con il minimo indispensabile. “Sono solo tre giorni di corsa in Bulgaria. La vera ‘macchina’ del Giro la avremo solo quando arriveremo in Italia.”










