Il Comitato Olimpico Internazionale ha chiuso definitivamente la porta all’ingresso di discipline outdoor come gravel, trail running e ciclocross nel programma dei Giochi Olimpici Invernali 2030, che si svolgeranno sulle Alpi francesi. Una decisione che spegne le ambizioni del comitato organizzatore, che sperava di valorizzare anche le aree di bassa quota con sport non legati a neve e ghiaccio.
L’annuncio è arrivato direttamente da Kirsty Coventry, presidente della commissione del CIO: “Il programma sarà votato a giugno, ma abbiamo già deciso che non ci saranno sport estivi o sport praticabili tutto l’anno. Solo neve e ghiaccio.”
Una presa di posizione netta, che ribadisce l’identità dei Giochi invernali e mette fine alle ipotesi avanzate negli ultimi mesi.
Perché il CIO ha detto no agli sport outdoor non invernali
L’idea di includere discipline come il gravel, il trail running o il ciclocross era stata lanciata da Edgar Grospiron, presidente del comitato organizzatore dei Giochi 2030. L’obiettivo era sfruttare al massimo il territorio alpino:
- tra 1.000 e 2.500 metri ci sono impianti e neve
- sotto i 1.000 metri, invece, vaste aree perfette per gli sport outdoor
Grospiron aveva definito “un peccato” non mostrare questa parte del territorio francese.
Ma la proposta si è scontrata con l’opposizione delle federazioni internazionali degli sport invernali, preoccupate che l’ingresso di discipline estive potesse “snaturare” l’essenza dei Giochi.
Freeride ed ice climbing restano in corsa
Il no del CIO non riguarda tutte le discipline emergenti. Restano infatti in valutazione:
- freeride
- ice climbing (arrampicata su ghiaccio)
Entrambe rientrano pienamente nella definizione di sport invernali e potrebbero essere proposte come eventi aggiuntivi per l’edizione 2030.









