Il ciclismo professionistico è uno sport di resistenza estrema dove anche i dettagli più intimi e fisiologici devono essere gestiti con precisione millimetrica. In una corsa di tre settimane come il Giro d’Italia, fermarsi per espletare i propri bisogni naturali è sempre un rischio, ma farlo davanti alle telecamere o al pubblico è severamente vietato.
Nelle prime tappe di questa edizione, il Collegio dei Commissari ha già avuto il suo bel daffare nel comminare sanzioni ai corridori colti sul fatto in zone non consentite. L’azione è regolamentata al millimetro dall’articolo 2.12.007-8.6 del regolamento UCI, che prevede una multa di 200 Franchi svizzeri (circa 208 euro) per chi viene avvistato nell’atto di fare i propri bisogni in presenza di pubblico.
Anche al termine della frazione di domenica 17 maggio, la dura salita appenninica ha mietuto qualche “vittima” burocratica, con atleti sanzionati per non essere riusciti a trattenersi nei momenti caldi della corsa.
Il curioso avvertimento nel comunicato ufficiale: la pipì nelle borracce
La vera sorpresa, tuttavia, è emersa dalle pieghe del comunicato ufficiale dei commissari post-tappa. Evidentemente, stanchi di collezionare multe o impossibilitati a fermarsi a bordo strada a causa del forcing del gruppo, alcuni corridori hanno pensato di aguzzare l’ingegno, inventandosi uno stratagemma decisamente bizzarro e poco ortodosso.
La Giuria si è infatti vista costretta a inserire una nota specifica e perentoria, indirizzata a tutta la carovana: “Per rispetto dell’immagine del ciclismo e del Giro d’Italia, l’Organizzatore e il Collegio dei Commissari informano tutti i corridori che è assolutamente vietato urinare in una borraccia e poi disfarsene“.
Il messaggio lascia spazio a pochissime interpretazioni: nel plotone c’è chi ha utilizzato le borracce del team per scopi decisamente diversi da quelli dell’idratazione, lanciandole poi a bordo strada come si fa normalmente dopo aver bevuto. Un comportamento che ha costretto i giudici a porre un freno immediato, sia per questioni di decoro e rispetto dell’immagine della Corsa Rosa, sia per l’ovvio rischio igienico sanitario nei confronti dei tantissimi tifosi e bambini che a bordo strada cacciano i “souvenir” lasciati cadere dai professionisti.










