Giro 2026, Jonas Vingegaard padrone: «La maglia rosa è la seconda più ambita dopo la gialla. Un sogno fin da bambino»

Jonas Vingegaard maglia rosa giro d'italia 2026
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Un’azione perfetta sulla salita di Pila per spazzare via i dubbi sulla sua condizione, prendersi la tappa e indossare il simbolo del primato. Jonas Vingegaard è la nuova maglia rosa del Giro d’Italia 2026. Nella consueta conferenza stampa post-gara, il fuoriclasse danese della Team Visma | Lease a Bike non ha nascosto l’emozione per aver conquistato una delle vette più prestigiose della sua carriera, svelando un retroscena che scalda il cuore degli appassionati italiani.

«Un sogno d’infanzia»

Per un corridore che ha già vinto due volte il Tour de France, la maglia rosa potrebbe sembrare un traguardo come un altro. Non per Vingegaard, che ha voluto mettere in chiaro il valore accademico e sentimentale del simbolo del Giro: «La maglia rosa è una delle più speciali di tutto il ciclismo. Per me indossarla è una sensazione totalmente nuova, un’emozione incredibile. È uno di quei sogni che custodisco fin da quando ero bambino. Chiaramente, per quanto mi riguarda, la maglia più ambita in assoluto resta quella gialla del Tour de France, ma quella del Giro viene subito dopo, è la seconda. È davvero speciale per me essere qui oggi con questo simbolo addosso».

L’elogio a Piganzoli: «Mi ha spianato la strada»

Il capitano della Visma ha poi analizzato la condotta di gara dei suoi “calabroni”, capaci di controllare la corsa fin dal primo chilometro. Vingegaard ha smentito l’impressione di aver dominato senza faticare («Non ero affatto rilassato sull’ultima salita, eravamo tutti al limite e ho fatto un grande sforzo»), e ha tributato una vera e propria investitura al giovane talento azzurro Davide Piganzoli, autore di un finale di tappa monumentale: «Sono felice e orgoglioso del lavoro effettuato dalla squadra, sono stati impressionanti. In particolare, Davide Piganzoli ha fatto sicuramente un grande lavoro: ha impresso un ritmo tale da staccare gli ultimi rivali rimasti e, quando è toccato a me scattare, non avevo quasi nulla da fare se non capitalizzare lo sforzo. Sono felicissimo di come sta andando Davide, ma tutto il team è motivato e forte».

Piedi per terra e il no ai cambi di calendario

Nonostante il vantaggio accumulato, il danese predica calma in vista dell’ultima, terribile settimana di corsa, rifiutando l’etichetta di “Giro già chiuso”: «Non è vero che ho già vinto il Giro. Ci sono ancora tappe difficilissime, almeno tre frazioni di alta montagna nell’ultima settimana e nel ciclismo tutti possono incappare in una brutta giornata. Dobbiamo restare concentrati: portare questa bellissima maglia fino a Roma sarebbe un sogno».

Non ha senso modificare l’ordine dei grandi giri

Infine, sollecitato dai giornalisti sulla possibilità teorica di invertire l’ordine dei Grandi Giri nel calendario internazionale, Vingegaard ha espresso perplessità, blindando la tradizione: «Non credo abbia molto senso modificare l’ordine dei Grandi Giri. Oggi abbiamo affrontato una giornata di caldo torrido, quasi un’ondata di calore in cui tutti hanno sofferto, ma se corressimo la Vuelta in questo periodo ad alta quota in Spagna potremmo trovare un meteo pessimo. È complicato fare questi calcoli, bisogna accettare le condizioni climatiche per quelle che sono. Le salite in Italia sono molto dure, oggi ce n’erano tantissime ed erano adatte alle mie caratteristiche. Il piano era fare un ritmo duro fin dalla prima ascesa e accelerare chilometro dopo chilometro: lo abbiamo eseguito alla perfezione».

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