Il giorno di riposo del Giro d’Italia 2026 non spegne i bollenti spiriti dopo la clamorosa quindicesima tappa di Milano. Se i tifosi stanno ancora celebrando la spettacolare e inattesa vittoria del campione norvegese Fredrik Dversnes (Uno-X Mobility) e si commuovono per le lacrime di Mirco Maestri, all’interno del gruppo è scoppiata una vera e propria guerra di nervi e sospetti.
Il motivo? La clamorosa beffa subita dai treni dei velocisti, incapaci di andare a riprendere i quattro fuggitivi nel circuito cittadino all’ombra del Duomo, nonostante una tappa corsa alla folle media record di 51,391 km/h. Un fallimento che molti sprinter e i loro compagni non sono riusciti ad accettare a testa alta, sollevando pesanti ombre sul ruolo delle moto dell’organizzazione e della TV.
Le accuse dei velocisti: «Scia sospetta dietro le moto in corsa»
Il primo a lanciare il sasso nello stagno è stato Max Walscheid (Lidl-Trek). Il tedesco è andato dritto al punto ai microfoni della stampa internazionale, accusando i quattro attaccanti di aver beneficiato in modo evidente della scia della moto delle riprese televisive che viaggiava stabilmente davanti a loro.
Un’accusa cavalcata subito anche da altri colleghi del plotone. Paul Magnier (Soudal-QuickStep), che ha vinto la volata del gruppo ma solo per un anonimo quinto posto, ha preferito usare la diplomazia ma senza nascondere lo stupore: «Cosa sia andato storto è difficile da dire. Ogni velocista ha messo tutti i propri compagni a tirare per ricucire, ma non li abbiamo mai presi. È stato sorprendente. Voglio prendermi del tempo per analizzare la corsa e capire come abbiamo perso».
C’è chi invece, come Dylan Groenewegen e il compagno Lukáš Kubiš (Unibet Rose Rockets), hanno ammesso sportivamente la sconfitta: «È semplicemente il ciclismo, ed è anche la parte bella di questo sport. I ragazzi davanti sono stati solo più forti».
La risposta da applausi di Dversnes: «Chi perde si lamenta sempre»
La replica del vincitore di giornata, Fredrik Dversnes, non si è fatta attendere ed è arrivata come una rasoiata durante la conferenza stampa ufficiale a Milano. Il norvegese ha risposto punto su punto alle accuse di “motorpacing” (il traino dietro i mezzi a motore), gelando i rivali con una battuta fulminante: «Le uniche quattro motociclette forti in corsa a Milano eravamo noi in fuga. Non credo sia giusto né sensato dire cose del genere», ha tuonato il corridore della Uno-X Mobility.
Dversnes ha poi spiegato la dinamica dal punto di vista di chi era davanti a spingere a 50 all’ora per 150 chilometri: «All’inizio il nostro sembrava un piano senza speranza. Ma se hai uomini forti in fuga, nei circuiti cittadini essere davanti al gruppo è un vantaggio enorme a prescindere dalle moto. Chi dice che c’è stato un aiuto sa bene che la scia dei mezzi è un tema noto in questo sport. Ma visto che ieri la situazione non è andata a loro favore, ovviamente adesso si lamentano. Le lamentele arrivano sempre da parte di chi non vince».










