La diciassettesima tappa del Giro d’Italia 2026 resterĂ negli archivi come una delle piĂ¹ folli e imprevedibili di questa edizione. Niente salite da tappone dolomitico, ma oltre 3.000 metri di dislivello, continui saliscendi e una finale esplosiva verso Andalo hanno trasformato la giornata in un romanzo di corsa. A scriverne l’ultimo capitolo è stato Michael Valgren, che ha conquistato una delle vittorie piĂ¹ intelligenti e mature della sua carriera.
La tappa era annunciata come terreno ideale per i cacciatori di giornata: Jhonatan NarvĂ¡ez, Giulio Ciccone, Alberto Bettiol, Jasper Stuyven. E infatti, fin dai primi chilometri, il ritmo è stato infernale. La fuga è partita solo dopo una lunga fase di caos, con sette uomini davanti: Leknessund, Valgren, Cavagna, Christen, Tonelli, Tarozzi e Larsen. Ma il gruppo non ha mollato subito la presa.
La Tudor incendia la corsa, il gruppo esplode
Sulla prima salita, il Passo dei Tre Termini, la situazione sembrava stabilizzarsi, ma la Tudor ha deciso di riaprire tutto. Il forcing ha fatto saltare i velocisti e persino un Giulio Pellizzari debilitato, mentre dietro si formava un gruppo di contrattaccanti di altissimo livello: Ciccone, NarvĂ¡ez, Arrieta, Vlasov, Mas, Rubio, Caruso.
Una vera selezione naturale.
Quando anche Van den Broek, Van Dijke, Milesi e Bais sono riusciti a rientrare, la fuga è diventata un maxi-gruppo da 28 corridori, finalmente lasciato andare dalla Visma | Lease a Bike, soddisfatta del fatto che nessuno rappresentasse un pericolo per la maglia rosa Jonas Vingegaard.
Cavagna ci prova da lontano, NarvĂ¡ez si riprende la maglia ciclamino
Sulla Cocca de Lodrino, RĂ©mi Cavagna ha deciso di fare… RĂ©mi Cavagna: attacco solitario, coraggio e watt. La sua avventura è durata fino alla zona di Roncone, dove NarvĂ¡ez, aiutato da Christen e Arrieta, lo ha ripreso per conquistare i punti della volata intermedia e riprendersi la maglia ciclamino.
Da lì in poi, la corsa è esplosa.
Finale da thriller: Rubio attacca, Valgren risponde, Arrieta rientra
Negli ultimi 40 km è successo di tutto. Attacchi, contro-attacchi, gruppetti che si formavano e si sfaldavano. Alla fine, otto corridori sono riusciti a prendere un margine: Caruso, Garofoli, Rubio, Vlasov, Valgren, Juan Pedro LĂ³pez, Arrieta, Leknessund, De la Cruz e Van Dijke.
Rubio è stato il piĂ¹ aggressivo, con tre accelerazioni devastanti. Alla terza, sembrava fatta: il colombiano aveva aperto un varco. Ma Michael Valgren, con una luciditĂ da veterano, ha letto la situazione alla perfezione, ha chiuso il buco e ha portato con sĂ© Igor Arrieta.
Sembrava il trio decisivo. Sembrava.
Perché dietro, grazie al lavoro folle di Florian Stork, gli inseguitori sono tornati a pochi secondi. Una tappa senza un attimo di respiro.
Michael Valgren sceglie il momento perfetto e vola verso Andalo
Quando Vlasov stava per rientrare, Valgren ha piazzato l’attacco della vita. Rubio ha provato a seguirlo, Arrieta pure, ma il danese aveva un colpo in piĂ¹. Negli ultimi due chilometri al 6%, il margine oscillava tra gli 8 e i 15 secondi, con Caruso, Leknessund e Vlasov che non mollavano.
Ma Valgren non ha sbagliato nulla: gestione, freddezza, scelta del momento. Una vittoria da corridore esperto, da uomo che sa leggere la corsa meglio degli altri.










