Moto al seguito delle corse, Maxtin propone il laser per le distanze

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Il dibattito sull’influenza delle scie delle motociclette nelle corse professionistiche è tutt’altro che chiuso. Anzi, si arricchisce di un nuovo, caldissimo capitolo che arriva direttamente dalle strade del Giro d’Italia 2026.

L’ultimo episodio contestato risale alla tappa con arrivo a Milano, dove il fuggitivo Fredrik Dversnes Lavik ha beffato il plotone insieme ad altri tre compagni d’avventura. Nonostante il gruppo abbia inseguito a tutta velocità, il divario è rimasto vicino al minuto. Nel dopotappa, la frustrazione dei battuti è esplosa: molti corridori hanno apertamente dichiarato che la fuga sia stata “protetta” e spinta dall’effetto scia delle moto dell’organizzazione, definendo l’andamento della corsa una vera e propria “barzelletta”.

Sull’argomento è intervenuto in modo durissimo Joxean Matxin Fernández, team manager della UAE Emirates XRG, che chiede riforme immediate e lancia soluzioni a dir poco avveniristiche.

“È scienza, non un punto di vista”

Per il tecnico spagnolo non si può più liquidare la questione come una semplice lamentela da fine gara: “Non possiamo farne un discorso di opinioni, è una certezza scientifica”, ha spiegato Matxin in un’intervista rilasciata a Marca. “Se l’UCI impone alle ammiraglie di stare ad almeno 25 metri nelle cronometro, è evidente che una moto a soli 10 metri da un corridore in una gara in linea ha un impatto enorme. Quando gli atleti sono al massimo dello sforzo, ogni minimo aiuto aerodinamico sposta gli equilibri”.

Matxin ha poi analizzato la dinamica con grande onestà intellettuale: “Avendo in squadra uno come Tadej Pogačar, a volte siamo stati avvantaggiati e altre danneggiati da questa situazione. La regola è semplice: se il distacco è minimo, le moto tirano chi sta davanti; se il margine è ampio, finiscono per agevolare gli inseguitori. Spesso basta guardare la TV: se la moto fa una curva e il corridore ci entra meno di un secondo dopo, calcolando che si viaggia a 50 all’ora, significa che la distanza è inferiore ai 5 metri”.

La soluzione futuristica: puntatori laser sulle moto

Come si risolve un problema che rischia di rovinare la credibilità del ciclismo? Matxin propone di utilizzare la tecnologia in modo drastico: “Installiamo un dispositivo laser sulle moto che indichi visivamente la distanza minima obbligatoria. Se la luce del laser tocca l’atleta, significa che la moto è troppo vicina e va sanzionata”.

In alternativa, il DS della UAE propone accorgimenti più immediati sulla traiettoria: “In curva le moto dovrebbero viaggiare il più larghe possibile, così da non generare alcuna scia per chi arriva da dietro, specialmente in fase di rilancio e in uscita di curva”.

Patentino obbligatorio anche per i motociclisti

L’affondo finale del tecnico spagnolo riguarda la professionalità di chi sta in carovana, evidenziando un buco regolamentare non indifferente dell’Unione Ciclistica Internazionale. “A noi direttori sportivi, agli assistenti e ai corridori l’UCI richiede una patente federale e una comprovata esperienza. Invece, per guidare una moto o un’auto dell’organizzazione sembra basti la normale patente di guida civile. Serve un corso specifico obbligatorio. Capiamo perfettamente che registi, cameraman e fotografi vogliano fare il loro lavoro nel modo più spettacolare possibile, ma lo spettacolo non può e non deve influenzare il risultato sportivo”.

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