Piancavallo, Jonas Vingegaard non batte il record di Marco Pantani. E assicura: “Al Tour arriverò fresco”

piancavallo
Ultimo Chilometro
Abbonati a Ultimo Chilometro
Sostieni il progetto, accedi ai contenuti premium e vivi il ciclismo con una marcia in più.
Scopri i vantaggi

Dopo aver cannibalizzato Piancavallo e aver ipotecato il Giro d’Italia 2026, Jonas Vingegaard si è presentato in conferenza stampa radioso ma, come sempre, estremamente lucido. Il danese della Visma | Lease a Bike ha risposto a tutto, regalando spunti storici e spiegando nei dettagli la gestione tattica di una giornata che lo proietta direttamente nella leggenda del ciclismo.

Il mito di Pantani resiste a Piancavallo, ma Vingegaard firma una scalata super

Durante il dopotappa, gli esperti di statistiche hanno subito fatto i paragoni cronometrici con il passato. Va detto che il record storico di scalata del Piancavallo, stabilito da un leggendario Marco Pantani nel 1998 in 36’20”, resiste ancora oggi. Vingegaard, nel secondo e decisivo passaggio (quello che lo ha portato al trionfo solitario), ha fatto segnare un tempo eccezionale di 37’39”: non abbastanza per scalzare il Pirata, ma un dato mostruoso se si considera che è arrivato alla fine di un Giro d’Italia corso a medie stratosferiche.

La Maglia Rosa, dal canto suo, ha preferito concentrarsi sul valore simbolico della sua maglia speciale: “Onestamente volevo solo vincere la tappa e finalizzare il grande lavoro fatto dalla squadra. Indossare questa maglia rosa speciale, legata al ricordo delle vittime del terremoto del 1976, ha reso la corsa di oggi unica. È stato un onore correre e vincere qui in Friuli in una giornata così significativa”.

Il cambio di programma: “Dovevo scattare più tardi, ma Sepp…”

Vingegaard ha poi rivelato un retroscena sulla dinamica dell’attacco a 10 km dal traguardo, ammettendo che i piani iniziali della Visma erano ben diversi da come si sono sviluppati:

“Se devo essere del tutto sincero, il piano era di muoversi molto più tardi. Oggi però Sepp Kuss non aveva la sua giornata migliore, era comprensibilmente stanco dopo lo sforzo titanico di ieri, quindi abbiamo dovuto cambiare strategia in corsa. Ho capito che dovevo anticipare e andare via da lontano. Ho sentito che le gambe rispondevano benissimo e che potevo fare male, quindi sono partito. Sono felice di aver tenuto fin sul traguardo”.

Verso il Tour de France: “Il Giro mi ha migliorato, non sono sfinito”

Uno dei temi caldi della conferenza è stato il percorso di avvicinamento alla Grande Boucle. Molti temevano che il Giro potesse logorarlo, ma Vingegaard e il suo staff medico la pensano diversamente: “Dipende sempre da come esci da un Grande Giro. Se finisci la corsa completamente in ginocchio e hai bisogno di due settimane di riposo totale prima di poter anche solo pensare di allenarti, allora sì, significa che hai sbagliato preparazione. Ma io non sono affatto in ginocchio. Finisco questo Giro con ottime sensazioni. Credo che queste tre settimane di corsa siano state la migliore preparazione possibile per il Tour: sento di essere migliorato tantissimo giorno dopo giorno”.

L’ingresso nel club dei grandi e il pensiero per la famiglia

Domani, con la sfilata nei pressi dei Fori Imperiali, il danese si unirà alla ristrettissima cerchia dei corridori capaci di vincere Giro, Tour e Vuelta (la mitica Tripla Corona): “Essere accostato ai più grandi corridori della storia del ciclismo è qualcosa di irreale per me. Non credo di averlo ancora realizzato del tutto. Cosa mi aspetto di provare domani a Roma? Non sollievo, ma pura felicità. Sarà speciale correre in una città così meravigliosa dopo averlo già fatto a Parigi e Madrid, e sarà magnifico farlo con i miei compagni”.

Infine, un pensiero dolcissimo alla moglie e alla figlia, che lo aspettano al traguardo: “Non vedo l’ora che sia domani soprattutto per riabbracciare la mia famiglia. Sono quasi quattro settimane che sono partito per il ritiro in Bulgaria e mi mancano tantissimo. Sarà un momento speciale”.

Un accenno finale è andato a Davide Piganzoli e alla Maglia Bianca sfumata: “Volevamo lottare per lui e oggi lo avevamo esentato da qualsiasi lavoro per me proprio per fargli risparmiare energie. Purtroppo non ce l’ha fatta, mi dispiace molto perché per come ha corso avrebbe meritato quel podio”.

Domande sul mondo del ciclismo? Chiedi alla nostra AI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *