Oltre a eguagliare il mito Miguel Indurain con 61 giorni in maglia gialla (il terzo dato all-time nella storia del Tour), Tadej Pogačar ha vissuto da protagonista, seppur “dietro le quinte”, una giornata leggendaria. L’undicesima tappa da Vichy a Nevers, vinta a sorpresa da Søren Wærenskjold, ha riscritto la storia della corsa con una media spaventosa di 50,91 km/h, frantumando il primato che Mario Cipollini deteneva dal 1999.
Nel dopo gara, il leader della UAE Team Emirates-XRG ha analizzato con la solita schiettezza e un pizzico di ironia i motivi di questa incredibile andatura, rivelando anche un grande spavento vissuto in mezzo al gruppo.
Pogacar: “Se ti fermavi per un bisogno fisiologico, rientrare era una follia”
Pogačar ha ammesso di essersi accorto subito, a livello di sensazioni, che il ritmo del plotone fosse fuori dal comune, nonostante sulla carta si trattasse di una classica frazione di transizione:
“Ho sentito subito che stavamo volando. Ovviamente non è stata una tappa super dura dal punto di vista altimetrico, ma quando ci siamo fermati un attimo a bordo strada per fare pipì, rincorrere il plotone per rientrare è stato pazzesco, una cosa da matti! Lì ho capito che saremmo arrivati al traguardo con un tempo incredibile. È bello poter dire di aver fatto parte della tappa in linea più veloce della storia del Tour, anche se non era una frazione lunghissima”.
I tre fattori del record: vento, fuga di lusso e il timore dei velocisti
Da fine analista tattico, la maglia gialla ha poi spiegato ai giornalisti quali dinamiche abbiano reso possibile polverizzare il record di 27 anni fa:
- Il vento a favore: “Il motivo principale è stato il forte vento alle spalle. Il percorso si snodava quasi interamente in un’unica direzione, da sud a nord, attraverso pianure molto esposte. Con il vento contrario la velocità sarebbe stata decisamente inferiore”.
- Una fuga di altissimo livello: “Davanti c’erano corridori fortissimi ed esperti come Alaphilippe, Oliveira e Charmig. Potevano arrivare fin sul traguardo se lasciati fare”.
- Il panico tra i team degli sprinter: “Le squadre dei velocisti hanno dovuto prendere il controllo della situazione molto presto e tirare a tutta per 140 chilometri pur di andare a riprenderli. Appena li abbiamo agganciati, la velocità è crollata. Pensate che la fase più lenta di tutta la tappa l’abbiamo vissuta tra i -5 e i -2 km dall’arrivo, un momento in cui di solito si va a tutta”.
Paura in gruppo: “Me la sono fatta sotto”
Il brivido più grande della giornata per lo sloveno è arrivato però a causa di un banale imprevisto che ha rischiato di compromettere il suo Tour de France. Una borraccia vagante è infatti finita in mezzo ai raggi della sua ruota anteriore:
“Lì me la sono letteralmente fatta sotto nei pantaloni! Mi vedevo già lungo disteso sull’asfalto a quella velocità. Per fortuna sono riuscito a tenere il manubrio dritto e a non perdere l’equilibrio. Alla fine è andato tutto bene”.
“A metà Tour mi sento al top come non mai”
Con metà corsa ormai alle spalle e un vantaggio solido sui rivali, Pogačar sprizza fiducia da tutti i pori, confermando di attraversare il miglior momento della sua carriera:
“Se sono nella mia forma migliore di sempre a questo punto del Tour? Onestamente sì. Finora non ho avuto alcun problema o intoppo. E non parlo solo di condizione fisica pura, ma di tutto ciò che mi circonda: come mi sento giù dalla sella, come riesco a dormire la notte. In questo Tour, finora, sta andando tutto alla perfezione. A metà gara le sensazioni sono super”.









