Marianne Vos ha lasciato il velodromo di Roubaix con lo sguardo di chi ha dato tutto, ma si è vista scivolare tra le dita una delle vittorie più desiderate della sua carriera. “Non so ancora cosa provare”, ha detto uscendo dal velodromo, più di un’ora dopo il traguardo. Una frase semplice, ma che racconta perfettamente il suo stato d’animo: un misto di orgoglio, dolore, incredulità.
La Parigi‑Roubaix Femmes 2026 è una corsa arrivata tardi nella sua carriera, ma che Vos sogna di conquistare da quando esiste. E questa volta, più che mai, sembrava lì, a portata di mano. La Visma | Lease a Bike aveva due carte nel finale: Vos e la campionessa uscente Pauline Ferrand‑Prévot. Davanti a loro, una sola avversaria: Franziska Koch. Sulla carta, un vantaggio enorme. Nella realtà, una delle sconfitte più dure da digerire.
Un podio che brucia: “Era nelle mie mani”
Vos è arrivata nel velodromo insieme a Koch, favorita per la volata. Ha scelto la traiettoria alta, ha provato a rimontare, sembrava quasi fatta. Poi, negli ultimi metri, la tedesca ha trovato un colpo di reni inatteso, quasi irreale.
La delusione è stata immediata, visibile, umana. Gli occhi lucidi, il sorriso tirato, la consapevolezza di aver perso una corsa che avrebbe significato molto più di un trofeo.
“È un sentimento strano, un po’ nel mezzo. Forse un giorno capirò meglio cosa provo”, ha detto. E nessuno può darle torto.
Il dolore più grande non è sportivo: il ricordo del padre
Il papà di Marianne Vos è morto pochi giorni prima il Giro delle Fiandre. Fino all’ultimo non era nemmeno certo che sarebbe partita alla Roubaix. Eppure, eccola lì, a lottare per la vittoria nella corsa più dura dell’anno.
“Mi manca. Mi manca chiamarlo, mandargli un messaggio, una foto…”, ha raccontato con una sincerità disarmante. “Ma cerchi di concentrarti su quello che devi fare. Volevo solo dare il massimo, anche se la preparazione non era ideale.”
Il suo essere al via è stato un atto di forza. Il suo essere nel finale, un atto di grandezza.
Tattica e rimpianti: “Forse potevamo fare diversamente”
La Visma aveva due atlete contro una. Eppure, non sono arrivati gli attacchi alternati che molti si aspettavano. Ferrand‑Prévot ha provato un solo scatto, poi si è messa completamente al servizio di Vos.
“È stata una scelta consapevole risparmiare energie per la volata”, ha spiegato Vos. “Pauline è stata incredibile, totalmente dedicata a me. Mi dispiace per lei e per la squadra.”
Il rimpianto è inevitabile, ma Vos non cerca scuse. “Ogni anno impari qualcosa. Forse avremmo potuto fare diversamente, ma è così che funziona il ciclismo.”
La classe di Vos: “Koch è stata fortissima, merita questa vittoria”
Nonostante la delusione, Vos ha trovato la forza di rendere omaggio alla vincitrice.
“È giusto riconoscere quanto sia stata forte. Ha attaccato, ha fatto selezione, e ha fatto una volata incredibile. Abbiamo visto una grande campionessa vincere la Roubaix.”
Parole che confermano, ancora una volta, perché Marianne Vos è considerata una delle più grandi cicliste di sempre: non solo per ciò che vince, ma per come perde.










