Remco Evenepoel ha trovato la sua rivincita. Un anno dopo la sconfitta contro Mattias Skjelmose, il belga ha finalmente conquistato l’Amstel Gold Race, regolando il danese in uno sprint a due dopo una finale quasi identica a quella del 2025. Ma, a sorpresa, nel dopo‑gara Evenepoel ha lasciato aperta una domanda che pesa sul prosieguo della sua campagna delle Ardenne: correrà davvero la Freccia Vallone?
“Mi sentivo meglio dell’anno scorso”
Evenepoel ha raccontato di aver vissuto la finale con una sensazione di déjà‑vu: stesso avversario, stesso scenario, stesso Cauberg come giudice supremo. Questa volta, però, la storia è cambiata.
“Avevo fiducia di poterla chiudere. Mi sentivo meglio dell’anno scorso nella finale e la sprint lo ha dimostrato.”
Il belga ha elogiato il lavoro della squadra, fondamentale per tenerlo davanti nelle fasi più delicate, soprattutto con la pioggia che ha reso insidiose le discese.
Una vittoria che pesa
Per Evenepoel si tratta della prima grande classica vinta nel 2026, dopo un avvio di stagione già brillante tra Catalogna e Fiandre.
“Questa è la mia vittoria più bella dell’anno. La metto appena sotto i Monumenti. Significa molto per me.”
Il grande punto interrogativo di Evenepoel: la Freccia Vallone
Nonostante la forma eccellente mostrata sul Cauberg, Evenepoel non ha ancora deciso se mercoledì sarà al via della Freccia Vallone.
“Dobbiamo analizzare la corsa di oggi e domani prenderemo una decisione. Dipende da come recupero. Mi sento bene, quindi spero di esserci.”
Una dichiarazione che sorprende: la Freccia Vallone è una delle gare più adatte alle sue caratteristiche, ma il belga non vuole rischiare di compromettere il resto della stagione.
Una vittoria di forza e maturità
La corsa si è decisa dopo la caduta che ha messo fuori gioco Jorgenson e Vauquelin. Rimasti in tre, Evenepoel ha forzato sul Keutenberg, selezionando il gruppo e portando con sé solo Skjelmose e Grégoire. Il francese ha ceduto sull’ultimo Cauberg, lasciando spazio al duello finale.
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Questa volta, però, Evenepoel ha gestito la volata con freddezza, aspettando il momento giusto per partire e chiudendo con un urlo liberatorio.
















