Da quest’anno, per correre il Giro Next Gen, le squadre dovranno versare una quota di partecipazione di oltre 10 mila euro. Una decisione che sta creando forte malumore soprattutto tra le formazioni Continental italiane, già alle prese con bilanci ridotti e costi crescenti.
Secondo quanto riportato da Tuttobiciweb, RCS Sport avrebbe comunicato ai team l’introduzione di un contributo di 10.260 euro per ogni squadra iscritta all’edizione 2026 del Giro Next Gen, in programma dal 14 al 21 giugno. La cifra coprirebbe vitto e alloggio per 12 persone (sei corridori e sei membri dello staff), mentre eventuali ospiti o personale aggiuntivo resterebbero a carico delle squadre.
Una scelta che allinea la corsa italiana al Tour de l’Avenir, che da quest’anno ha introdotto una tariffa simile (10.620 euro). Ma se per le squadre “Devo”, le formazioni di sviluppo dei grandi team WorldTour, la spesa è sostenibile, per molte realtà italiane rappresenta un ostacolo enorme.
“Paga per correre”
L’articolo di Tuttobiciweb, firmato da Pier Augusto Stagi, parla apertamente di un ciclismo giovanile sempre più in difficoltà. Il rischio, secondo il portale, è che la partecipazione al Giro Next Gen diventi un privilegio per pochi, escludendo proprio quelle squadre che hanno come missione la crescita dei giovani talenti italiani.
Il timore è che la corsa finisca per schierare quasi esclusivamente team legati ai grandi gruppi WorldTour, lasciando fuori le piccole Continental che non possono permettersi un esborso così elevato.
Un movimento già fragile
Il ciclismo italiano a livello U23 vive da anni una situazione complessa: budget ridotti, sponsor difficili da trovare, costi di trasferte e materiali in aumento. L’introduzione di una quota così alta rischia di aggravare ulteriormente la situazione.
Molti direttori sportivi, pur senza esporsi pubblicamente, parlano di una “mazzata” che potrebbe costringere alcune squadre a rinunciare alla corsa più importante dell’anno per i giovani.
Organizzatori in difficoltà, ma il prezzo divide
È evidente che anche gli organizzatori affrontano costi crescenti: logistica, sicurezza, carburante, personale. Ma la scelta di trasferire una parte significativa delle spese sui team sta generando un dibattito acceso.
Se alcune squadre italiane dovessero rinunciare, il Giro Next Gen perderebbe una parte fondamentale della sua identità: quella di essere la vetrina dei giovani talenti del Paese.
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Il ciclismo giovanile, già fragile, rischia di diventare ancora più elitario. E la domanda che molti si pongono è semplice: chi potrà permettersi di correre il Giro dei giovani?















