Una durissima lettera aperta che scuote i palazzi del potere del ciclismo mondiale. Stephan van der Zwan, fondatore e CEO della celeberrima piattaforma dati Procyclingstats, nonché team manager di una formazione giovanile andorrana, ha lanciato un formale atto d’accusa contro la gestione e la governance dell’UCI (Unione Ciclistica Internazionale).
Al centro della denuncia, supportata da un dossier investigativo ufficiale (denominato Annex A) inviato direttamente ai quartier generali di Aigle, in Svizzera, ci sono pesanti accuse di doppi standard regolamentari, falle nei sistemi informatici della federazione e gravi mancanze sulla sicurezza dei corridori.
Lo stop in Bosnia e la “cultura dei due pesi e due misure”
La scintilla è scoccata all’inizio della stagione 2026, quando il team di club gestito da van der Zwan ha subìto un improvviso divieto di partenza al Tour of Bosnia and Herzegovina per una rigida interpretazione burocratica (Articolo UCI 2.1.004) riguardante il numero di corridori in rosa, nonostante il via libera formale della Federazione Nazionale. Un danno economico e morale enorme per un progetto nato con lo scopo di far crescere giovani talenti.
Da qui la riflessione del CEO di Procyclingstats, che contesta la severità della UCI sulle piccolezze rispetto a falle sistemiche ben più gravi:
«Vediamo corridori pesantemente penalizzati o squalificati per micro-dettagli. Pensiamo alla recente squalifica di Jan-Willem van Schip al Tour of Hellas per la posizione del manubrio, o alle maxi multe a chi lancia una borraccia a un bambino fuori dalle zone designate. L’UCI governa il gruppo con il pugno di ferro in nome dell’immagine dello sport. Eppure, i nostri monitoraggi indipendenti dimostrano l’esistenza di un profondo e sistemico doppio standard».
Il fallimento del software UCI e i furbetti del passaporto
Secondo quanto emerso dai database di Procyclingstats, il sistema informatico centrale dell’UCI (UCI DataRide) si comporterebbe come un “elenco passivo e cieco”. Van der Zwan denuncia che in diverse corse del calendario internazionale, tra cui recenti eventi in Benin e il Tour of Albania, il software avrebbe approvato automaticamente liste di partenza contenenti irregolarità clamorose: trasferimenti dell’ultimo minuto creati ad hoc solo per raggiungere il numero minimo di corridori e persino atleti iscritti contemporaneamente a due corse diverse. «Le regole dell’UCI non sembrano leggi universali, ma raccomandazioni selettive usate per penalizzare i team più vulnerabili», attacca il manager.
L’accusa shock: «Il Presidente dei Commissari dormiva in auto durante il finale di gara»
Il punto più critico e clamoroso del dossier riguarda però la sicurezza sul campo. Mentre i giovani corridori vengono fermati la mattina della corsa per vizi di forma, chi deve vigilare sulla loro vita lungo le strade sembrerebbe non essere sempre impeccabile.
Il dossier di Procyclingstats include infatti prove visive, con tanto di data e ora, in cui il Presidente del Collegio dei Commissari (PCP) viene immortalato mentre dorme profondamente all’interno dell’auto della giuria durante le fasi finali e ad altissima velocità di eventi internazionali UCI.
«Addormentarsi mentre si è legalmente responsabili dell’intera corsa e della sicurezza del gruppo non è un’infrazione minore: è una grave violazione dei doveri di sicurezza e un reato regolamentare», scrive van der Zwan. «Quando gli ufficiali inviati dall’organo di governo chiudono letteralmente gli occhi mentre il gruppo si muove a forte velocità su strade pubbliche, la governance dello sport crolla».
Fondi di sicurezza usati per le battaglie legali
La lettera si conclude con una pesante critica alla gestione economica dell’ente del presidente Lappartient. Di recente è emerso che l’UCI avrebbe blindato 300.000 euro provenienti dal fondo per la sicurezza SafeR (soldi versati da team e corridori per rendere le corse meno pericolose) per destinarli al finanziamento delle proprie controversie legali e antitrust contro i produttori di attrezzature.
«Usare i fondi per la sicurezza dei corridori per combattere battaglie legali, mentre i commissari designati vengono sorpresi a dormire durante le finali di gara, mostra priorità completamente sbagliate. I giovani atleti non hanno budget da milioni di euro o eserciti di avvocati: hanno solo le loro bici, le loro gambe e i loro sogni».
Il dossier completo è stato messo a disposizione della stampa accreditata. Ora la palla passa all’UCI: la risposta di Aigle a questa tempesta di dati e prove visive non potrà farsi attendere.










