Il ciclismo transalpino fa festa sulle sponde svizzere del Lago Maggiore. La seconda tappa del Giro di Svizzera 2026, una mossa Locarno-Locarno di 157,7 chilometri, premia la fuga della prima ora e incorona il talento di Romain Grégoire (Groupama-FDJ). Il ventitreenne francese, specialista di questi arrivi, si è imposto nello sprint ristretto che ha deciso la corsa, bissando il successo parziale già ottenuto dodici mesi fa nella corsa elvetica.
Dietro ai fuggitivi si è scatenato nuovamente lo show di Tadej Pogačar (UAE Team Emirates), ma questa volta la maglia gialla iridata e il pimpante Mathias Vacek si sono svegliati troppo tardi, dovendosi accontentare di masticare amaro a pochissimi secondi dai battistrada.
Il racconto: battaglia vera sul Monte Ceneri e maxifuga a 14
Il via da Locarno è un vero e proprio inferno di scatti e contrascatti. Nomi pesantissimi come Lenny Martinez, Enric Mas e Mikel Landa provano a infiammare la corsa fin sulle pendenze del Monte Ceneri, ma il gruppo non lascia spazio. La svolta arriva dopo quaranta chilometri di forcing asfissiante, quando prende il largo una fuga di altissimo livello composta da 14 corridori, tra cui gli azzurri Filippo Zana (Soudal Quick-Step) e Julian Alaphilippe (Tudor), insieme a Vader, Lemmen, Mollema, Verstrynge, Eulálio, Costiou, Pickering, Hamilton, Schrettl, Camprubí, Wright e lo stesso Grégoire.
Il plotone, tirato dagli uomini della UAE Team Emirates di Pogačar e successivamente supportato dalla EF Education-EasyPost, concede un vantaggio massimo che sfiora i tre minuti. Ai piedi del micidiale strappo finale della Tenero-Contra (3,4 km al 7,1%), il margine dei battistrada è ancora rassicurante: poco meno di due minuti.
Crollo Van der Poel, forcing UAE e la selezione sui muri
Mentre sulle prime rampe della salita Mathieu van der Poel (Alpecin-Premier Tech) si rialza clamorosamente dicendo addio ai sogni di gloria, davanti la fuga si frantuma sotto le trenate del portoghese Afonso Eulálio e del belga Emiel Verstrynge. Sul successivo e durissimo strappo di Orselina (1,4 km all’8,7%), al comando della corsa rimangono solo in sei: Verstrynge, Lemmen, Camprubí, Pickering, l’ottimo azzurro Filippo Zana e il futuro vincitore Grégoire.
Dietro, intanto, si accende la miccia dei big. Richard Carapaz accenna un attacco, ma viene letteralmente fulminato dal forcing spaventoso di Brandon McNulty e Jhonatan Narváez, che si mettono alla frusta per il proprio capitano.
Il forcing tardivo di Pogačar e lo sprint regale di Grégoire
Scollinato l’ultimo GPM a meno di 9 km dal traguardo, Tadej Pogačar si mette in proprio e si lancia in una picchiata furiosa verso Locarno. L’unico a riuscire a tenere la ruota del fenomeno sloveno è il ceco Mathias Vacek (Lidl-Trek). I due volano, fagocitano i vecchi componenti della fuga ormai esausti (tra cui Eulálio) e guadagnano secondi su secondi, ma il divario dai sei al comando è troppo ampio.
Negli ultimi tremila metri i sei battistrada iniziano a studiarsi, lanciando qualche timido attacco prontamente rintuzzato. Si decide tutto allo sprint: Filippo Zana ci prova, ma la progressione di Romain Grégoire è regale e non lascia scampo a nessuno. Il francese taglia la linea a braccia alzate, mentre Pogačar e Vacek chiudono a ridosso dei primi, con lo sloveno che conserva comunque senza alcun problema le insegne di leader della classifica generale.








