È arrivata la sentenza per l’incidente che, il 24 gennaio 2025, costò la vita a Sara Piffer, la ciclista trentina di 19 anni travolta durante un sorpasso mentre si allenava in Piana Rotaliana insieme al fratello Christian. Il tribunale ha stabilito una pena di due anni con la condizionale per il 72enne alla guida dell’auto che colpì la giovane atleta.
La decisione è arrivata attraverso un patteggiamento davanti al giudice Marco Tamburrino, che ha disposto anche la sospensione della patente per quattro anni. Il pubblico ministero, Davide Ognibene, aveva chiesto la revoca definitiva del documento di guida, ma la richiesta non è stata accolta.
Sara Piffer, 19 ans, coureuse italienne de l'équipe continentale Mendelspeck Ge-Man est morte percutée par une voiture en sens inverse en plein dépassement, dans le nord de l'Italie. pic.twitter.com/s2WBme6C7P
— Dans la Musette (@DansLaMusette) January 24, 2025
Una pena che riapre il dibattito sulla tutela dei ciclisti
La vicenda ha riportato al centro dell’attenzione un tema purtroppo ricorrente: la sproporzione tra le conseguenze per chi provoca un incidente mortale e quelle per chi lo subisce. Ancora una volta, la sensazione diffusa è che a pagare siano soprattutto le vittime e le loro famiglie.
Il caso di Sara Piffer, giovane promessa del ciclismo trentino, è uno dei tanti che negli ultimi anni hanno scosso la comunità ciclistica italiana. Nonostante l’introduzione del reato di omicidio stradale, le pene effettivamente scontate restano spesso minime, soprattutto in caso di patteggiamento.
Il ricordo di Sara e la richiesta di maggiore sicurezza
Sara Piffer era considerata un talento in crescita, appassionata, determinata e già protagonista nelle categorie giovanili. La sua morte ha lasciato un vuoto profondo nel movimento ciclistico locale e nazionale.
Il caso riaccende la richiesta — ormai costante — di:
- maggiori controlli sulle strade
- campagne di sensibilizzazione rivolte agli automobilisti
- infrastrutture più sicure per chi pedala
- pene più severe per chi mette a rischio la vita degli altri
Ogni anno, decine di ciclisti perdono la vita sulle strade italiane. E ogni volta, la domanda è sempre la stessa: quanto dovremo ancora aspettare per garantire davvero sicurezza a chi sceglie la bici?










