“Sbagliato attaccare Pogačar vittima di una foratura”: le parole di Mikkel Bjerg fanno discutere dopo la Roubaix 2026

Immagine di Cor Vos
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La Parigi‑Roubaix 2026 ha lasciato strascichi non solo nelle gambe dei corridori, ma anche nelle dichiarazioni del dopo gara. Se Tadej Pogačar ha accettato con fair play il secondo posto alle spalle di un irresistibile Wout van Aert, il suo compagno di squadra Mikkel Bjerg non ha nascosto la propria amarezza per come, secondo lui, alcune squadre avrebbero gestito la corsa nel momento in cui il campione del mondo è stato rallentato dalla sfortuna.

Il primo episodio chiave è arrivato a circa 120 km dall’arrivo, quando Pogačar ha forato su un tratto di pavé. La vettura dell’UAE Team Emirates‑XRG era troppo lontana e lo sloveno è stato costretto a ripartire con una bici neutrale Shimano. Davanti, nel frattempo, Visma‑Lease a Bike e Alpecin‑Premier Tech hanno aumentato l’andatura, approfittando della situazione per rendere la corsa ancora più selettiva.

La rimonta del campione del mondo

Pogačar si è messo in testa al gruppo inseguitore, inizialmente affiancato da Mikkel Bjerg, Nils Politt e Antonio Morgado, ma i compagni hanno perso contatto uno dopo l’altro. Lo sloveno ha chiuso il gap praticamente da solo, firmando una rimonta da campione vero e rientrando davanti prima che la corsa esplodesse definitivamente nei settori più duri.

Nonostante una seconda foratura più avanti, il campione del mondo è riuscito comunque a giocarsi la vittoria con Van Aert, chiudendo ancora una volta al secondo posto sul velodromo di Roubaix.

Le accuse di Bjerg: “Si sono comportati in modo meschino”

Se Pogačar nel dopo gara ha scelto la linea dell’equilibrio, Bjerg è stato molto più diretto. “Sono un po’ amareggiato”, ha dichiarato a Eurosport. “Quando Tadej ha forato, davanti hanno subito preso in mano la corsa. Se Visma‑Lease a Bike e Alpecin‑Premier Tech aumentano il ritmo appena il campione del mondo ha un problema, per me è un atteggiamento piccolo, meschino.”

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Il danese ha raccontato anche il caos vissuto in quei minuti: “Ho provato a parlare via radio con la squadra, ma non riuscivo a raggiungere nessuno. Politt ha deciso di fermarsi, ed era la scelta giusta. A volte hai fortuna e rientri dietro una macchina, ma quando indossi la maglia iridata sembra che non ci sia mai nessuno ad aiutarti.”

La versione di Pogačar: orgoglio, non polemiche

Pogačar, invece, ha scelto toni molto diversi: “Sono orgoglioso della squadra. Ho dovuto cambiare bici, ho lavorato duro per rientrare e quando Wout ha accelerato sono riuscito a seguirlo. Era fortissimo e merita la vittoria”, ha spiegato lo sloveno, che ha preferito non alimentare le polemiche.

Bjerg, però, ha insistito sul proprio rammarico: “Ero davanti quando è successo e in un secondo sono stato superato da tutti. Non era una situazione in cui qualcuno potesse non accorgersi del problema. Forse sono solo un cattivo perdente, odio perdere.

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