Dylan Groenewegen nel tempo massimo per soli 5 minuti a Pila, sognando Milano

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Mentre Jonas Vingegaard faceva saltare il banco in cima a Pila conquistando la maglia rosa, nelle retrovie del Giro d’Italia si consumava un’altra sfida, drammatica e silenziosa: quella contro il tempo limite. Una battaglia che ha visto come protagonisti i velocisti puri, costretti a scalare oltre 4.000 metri di dislivello sotto un caldo torrido con un unico obiettivo: non finire fuori gara per potersi giocare le ultime cartucce nelle volate rimaste.

Il re di questa speciale “tattica di gestione” è stato Dylan Groenewegen. Lo sprinter della Team Rose Rockets ha tagliato il traguardo in penultima posizione (157°), scortato dai fidi compagni Elmar Reinders e Lukas Kubis. Poco dietro di loro, con lo stesso tempo, il danese Tobias Lund Andresen (Decathlon CMA CGM), ancora alle prese con i postumi di una settimana difficile dal punto di vista della salute.

Questione di millimetri (e di minuti)

Per Groenewegen e Lund Andresen il verdetto del cronometro è stato un sollievo: 45 minuti e spiccioli di ritardo da Vingegaard, il che significa aver salvato la pelle e la permanenza al Giro per 5 minuti e mezzo prima della chiusura dei cancelli.

Nessun dramma nelle ammiraglie, anzi. Quella della Rose Rockets di Bas Tietema è stata una strategia studiata a tavolino e ammessa apertamente sui social della squadra fin dal mattino: risparmiare ogni singolo watt possibile, salire del proprio passo senza farsi prendere dal panico e superare la montagna nel modo più sostenibile per le gambe. Perché? Perché domenica c’è Milano, e a Milano si vola.

Nel mirino la volata di Milano

Finora il Giro dei velocisti è stato un mezzo digiuno per entrambi. Groenewegen ha accarezzato il colpaccio a Sofia (chiudendo terzo) e ha visto svanire i sogni di gloria a Napoli a causa di una rovinosa caduta all’ultima curva. Lund Andresen, dal canto suo, sta cercando la zampata della vita.

Superato lo spauracchio delle grandi salite del sabato, la tappa di domani con arrivo all’ombra del Duomo rappresenta la penultima, ghiottissima occasione per le ruote veloci prima del gran finale a Roma del 31 maggio. Groenewegen ha fatto i conti con il cronometro e ha accettato l’umiliazione sportiva del penultimo posto a Pila per un motivo molto semplice: domani vuole essere il primo sul traguardo di Milano. E nel ciclismo moderno, anche la gestione della sofferenza fa parte del gioco.

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