Non si tratta di una semplice rivalità nata sul momento, ma del fallimento di una vera e propria trattativa diplomatica ad alta quota. Dopo i durissimi attacchi di Giulio Ciccone, che aveva definito Einer Rubio “un piccolo corridore”, arriva la replica ufficiale e clamorosa dello scalatore della Movistar. E le sue parole aprono uno scenario completamente diverso.
Dietro la fiammata sul Passo Falzarego c’era un patto stipulato in corsa tra i fuggitivi, un accordo che – secondo il corridore colombiano – sarebbe stato infranto proprio dall’italiano della Lidl-Trek.
Rivelato il patto segreto: “Io il Giau, lui il Falzarego”
Rubio non si nasconde e racconta nei minimi dettagli l’accordo che era stato preso verbalmente tra i battistrada per gestire i Gran Premi della Montagna della diciannovesima tappa: “Avevamo parlato e avevamo negoziato per lavorare insieme lungo la fuga. Ma alla fine Giulio ha dimostrato di non avere molta parola. Il ciclismo è fatto così, si impara e si va avanti. Il patto presumibilmente era chiaro: io avrei preso la Cima Coppi sul Passo Giau, e lui avrebbe preso il Gran Premio successivo [il Falzarego] per recuperare i suoi punti per la Maglia Azzurra”.
Secondo la versione del colombiano, però, l’azzurro avrebbe cambiato le carte in tavola a metà corsa: “Lui ha voluto fare il furbo e alla fine ha provato a prendersi tutte e due le cose [sia il Giau che il Falzarego]. Ma va bene, non fa niente, questo è il ciclismo e si va avanti così”.
Il ruolo di Pellizzari nell’accordo
Nelle parole di Rubio c’è spazio anche per un retroscena su Giulio Pellizzari (Red Bull-BORA-hansgrohe), grande protagonista della fuga e della spinta ai battistrada sulle grandi salite dolomitiche: “Sì, anche Pellizzari da buona persona voleva aiutarci e fare in modo che ci coordinassimo tra tutti noi davanti, ma poi le cose sono andate in quel modo e l’accordo è saltato” – ha concluso il corridore della Movistar.










